Lungo il corso del fiume Arno, nonostante i forti interventi di regimazione attuati nel tempo, in alcuni punti è ancora possibile osservare esempi di vegetazione ripariale spontanea, costituita da piante igrofile, cioè amanti dell’acqua. Tali ambienti rappresentano zone di transizione o ecotoni che separano gli ecosistemi terrestri da quelli acquatici e hanno un’enorme importanza ecologica. Essi infatti contribuiscono a rallentare la corrente del fiume, favoriscono l’infiltrazione e la permanenza dell’acqua nel terreno e captano i diversi nutrienti come azoto e fosforo, provenienti dai suoli agricoli circostanti i corsi d’acqua.

Facendo un transetto ideale dalla riva verso terra si possono identificare alcune fasce vegetazionali influenzate dalle condizioni ecologiche e in particolare dalla frequenza e dalla durata dei periodi di sommersione. La prima fascia emerge dall’acqua solo per un breve periodo dell’anno ed è colonizzata da piante annuali con un ciclo biologico molto rapido come ad esempio i Poligoni (Polygonum lapathifolium e Polygonum hydropiper).

A questa fascia ne segue un’altra che viene periodicamente sommersa ma per periodi meno lunghi, nella quale si trovano erbe perenni dotate di robuste radici che le ancorano saldamente al suolo, come ad esempio la Cannuccia di palude (Phragmithes australis) e le due specie di Tifa (Typha latifolia e Typha angustifolia).

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Allontanandoci dalla riva troviamo una terza fascia caratterizzata dalla presenza di piante a portamento arbustivo come ad esempio il Salice rosso (Salix purpurea) e il Salice ripaiolo (Salix eleagnos), particolarmente adatti a sopportare le forti sollecitazioni della corrente grazie ai rami estremamente flessibili.

La fascia successiva è costituita da quella porzione del letto del fiume che viene inondata durante le massime di piena, caratterizzata da alberi come il Salice bianco (Salix alba) e i Pioppi (Populus alba e Populus nigra).

Questo transetto ideale si conclude con la foresta planiziaria costituita prevalentemente da Farnia (Quercus robur), Carpino bianco (Carpinus betulus), Olmo (Ulmus minor), varie specie di Aceri (Acer sp.pl.), Frassini (Fraxinus sp.pl.) e Tigli (Tilia sp.pl.). Questi boschi, che un tempo coprivano per intero le maggiori pianure italiane, ormai sono quasi totalmente scomparsi per fare posto alle coltivazioni.

Nel tratto finale dell’Arno raramente si incontra questa successione ideale; tuttavia si possono facilmente osservare lembi di vegetazione ripariale con specie come il Pioppo nero (Populus nigra), il Pioppo bianco (Populus alba), il Salice bianco (Salix alba), il Salice da ceste (Salix triandra), il Salice rosso (Salix purpurea) e in alcuni tratti anche l’Ontano nero (Alnus glutinosa) e la Farnia (Quercus robur). Si osserva invece una massiccia presenza di Robinia (Robinia pseudoacacia), una specie esotica proveniente dal Nord America e introdotta dall’uomo.

A salici e pioppi si associano spesso altri arbusti come il Sambuco nero (Sambucus nigra), erbe igrofile come il Farfaraccio maggiore (Petasites hybridus), l’Epilobio (Epilobium hirsutum) e varie specie di Menta (Mentha sp.pl.).

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In alcuni tratti di limitata estensione con presenza di acqua stagnante si possono trovare tracce di vegetazione palustre con dominanza di Cannuccia di palude (Phragmites australis), a cui si possono associare il Giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus), varie specie di Juncus, Ciperacee come Carex e Cyperus, la Giunchina comune (Eleocharis palustris), la Scagliola palustre (Typhoides arundinacea), la Salcerella (Lythrum salicaria) e la Tifa a foglie strette (Typha angustifolia). Si trovano inoltre estesi popolamenti di Canna domestica (Arundo donax).

Alcuni esempi di piante igrofile si possono osservare anche all’interno dell’Orto Botanico di Pisa, che ospita l’Idrofitorio, una collezione interamente dedicata alla specie acquatiche delle zone umide italiane, in particolare della Toscana settentrionale.

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