Il territorio del fiume Arno ospita una fauna diversificata, nonostante il forte impatto che l’uomo ha esercitato nel tempo su di esso e che ha fortemente condizionato le comunità animali presenti in origine. Oltre alle numerose specie indigene, sono oggi presenti molte specie alloctone, introdotte dall’uomo in varie epoche per scopi diversi: pesca, allevamento, scopi commerciali e così via. Spesso le specie “aliene” provocano dei danni irreversibili alla fauna autoctona a causa della predazione, della competizione e delle malattie che possono trasmettere, e in molti casi hanno decretato la scomparsa di specie autoctone.

La comunità ittica

La comunità ittica è quella che ha subito maggiormente l’impatto dell’uomo: l’Arno ospita oltre 30 specie di pesci, di cui circa i 2/3 sono alloctone. Molte delle specie indigene sono ormai scomparse a causa del deterioramento delle acque, tra queste la Lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis), la Cheppia (Alosa fallax), la Rovella (Rutilus rubilio), la Tinca (Tinca tinca) e il Luccio (Esox lucius). Sono invece ancora presenti l’Anguilla (Anguilla anguilla), una volta piuttosto comune in tutto il bacino, mentre ora presente solo in pochi affluenti dell’Arno, il Cavedano (Leuciscus cephalus) e la Carpa (Cyprinus carpio), introdotta dai Romani e ormai ritenuta autoctona. Alcune di queste specie, tra cui Carpa, Cavedano, Rovella e Anguilla, sono visibili nel nuovo Acquario di Calci all’interno del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, ad oggi il più grande acquario d’acqua dolce d’Italia.

Tra le specie alloctone troviamo invece l’Alborella (Alburnus arborella), la Pseudorasbora (Pseudorasbora parva), il Persico sole (Lepomis gibbosus) e diverse specie di Pesci gatto. Negli ultimi anni si è diffuso anche il Siluro (Silurus glanis), originario dell’Asia sud-occidentale, che può superare i 2,5 metri di lunghezza e i 250 chilogrammi di peso.

L’avifauna

Per quanto riguarda l’avifauna, sono presenti numerose specie, sia nelle zone più “naturali” a monte e a valle di Pisa, sia nel tratto di fiume che scorre in città. In particolare, nella zona delle Piagge recentemente sono state censite 41 specie nidificanti, tra cui le più abbondanti sono Merlo (Turdus merula), Capinera (Sylvia atricapilla), Passera d’Italia (Passer italiae), Verzellino (Serinus serinus) e Cardellino (Carduelis carduelis). Le specie più facilmente osservabili sono il Cormorano (Phalacrocorax carbo), che può formare gruppi di 60-70 individui, e l’Airone cenerino (Ardea cinerea), entrambi presenti in autunno, mentre durante la migrazione primaverile è facile incontrare anche la Nitticora (Nycticorax nycticorax). Lungo le rive con un po’ di vegetazione spontanea è possibile osservare la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) e si può sentire lo squillante canto dell’Usignolo di fiume (Cettia cetti); con un po’ di attenzione è possibile anche avvistare il Martin pescatore (Alcedo atthis) mentre vola a pelo d’acqua e si tuffa per catturare qualche pesce.

In città sono ormai diffusi sia il Gabbiano comune (Larus ridibundus) che il Gabbiano reale (Larus michahellis), che da qualche anno ha iniziato a nidificare sui tetti di alcuni edifici. Oltre ai gabbiani sono molte le specie che trovano in città un ambiente adatto in cui vivere. L’Orto Botanico di Pisa, in particolare, è una vera e propria oasi verde all’interno della città e attrae una enorme varietà di specie animali come uccelli, rettili, piccoli mammiferi e invertebrati. Nell’Orto Botanico nidificano ben 20 specie di uccelli e all’interno dell’Istituto botanico è possibile osservare una interessante collezione di nidi ritrovati proprio nell’Orto.

I mammiferi

Tra i mammiferi è da segnalare la massiccia presenza della Nutria (Myocastor coypus), facilmente osservabile anche dalle spallette dell’Arno. Si tratta di un roditore introdotto dal Sud America e oggi molto comune lungo gli argini di fiumi e canali. Fino agli inizi del 1900, invece, l’Arno era ancora popolato dalla Lontra (Lutra lutra), una specie estremamente sensibile il cui areale si è contratto drasticamente nell’ultimo secolo a causa dell’inquinamento delle acque dolci. Nel Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa è ospitato un esemplare di Lontra pescato nell’Arno nel 1909, a testimonianza del fatto che all’epoca la specie era ancora presente nel bacino.

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